La Fiat Croma bianca sulla quale viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza il giorno della strage di Capaci è stata svelata a Palermo. all’interno del Museo del Presente “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”. Alla cerimonia svolta negli spazi di Palazzo Jung, hanno partecipato il Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e della Giustizia Carlo Nordio, il Presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo, le autorità civili e militari e i familiari delle vittime di mafia: Lucia Borsellino, Tina Montinaro ed Emanuele Schifani.
Giorgi Meloni: “La strage di Capaci ha cambiato tutto”
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, visibilmente commossa, durante il suo intervento ha detto: “34 anni fa l’Italia di colpo fu costretta a fare i conti con qualcosa che era spaventoso, ma che era anche un male che fino ad allora moltissimi avevano preferito fingere di non vedere, minimizzare, sottovalutare. Può sembrare assurdo per noi che ne parliamo oggi, ma è così. Non si poteva neanche pronunciare il suo nome. La strage di Capaci ha cambiato tutto, nessuno ha più potuto accampare scuse. Illudersi che il tema non esistesse, che il problema non lo riguardasse, fingere di non sapere o addirittura accettare di esserne complice. Da quel momento era chiaro a tutti che Cosa nostra non era un’invenzione, non era qualcosa di astratto, non era qualcosa di leggendario, era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il disegno criminale e sovversivo che aveva immaginato e cioè affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi, che il suo potere non conosceva limite e che quindi nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso. Giovanni Falcone e Francesca Morvillo oggi sono degli eroi, ma erano persone normali che si comportavano come persone normali”.
Maria Falcone: “Di fronte a quella macchina bisogna inchinarsi”
Maria Falcone, non ha trattenuto l’emozione: “di fronte a quella macchina bisogna inchinarsi. Vedere quella macchina è stato un dolore dilaniante. Avere qui l’auto su cui morì mio fratello Giovanni non è un segno di sconfitta ma deve essere un segno di rinascita. Non piangiamo ma offriamo ai nostri giovani la possibilità di conoscere una storia recente che tanto dolore ha portato, ma anche tanta voglia di cambiamento”.
Video di sintesi svelamento Croma
Gli interventi completi







