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La consigliera regionale di Fratelli d’Italia: «Michetti è l’uomo giusto per trovare le soluzioni. I voti a Calenda ? Anche di protesta. E non tutti i grillini vogliono l’accordo col Pd»

di Fulvio Fiano

Fonte Corriere della Sera 

Chiara Colosimo, 35 anni, consigliere regionale di FdI. Analizzato il voto, vi aspettavate di più?
«Siamo molto soddisfatti. È stata una campagna elettorale strana, condotta nei mesi estivi e in era Covid con molte luci e l’ombra di qualche dichiarazione fuori contesto, come sottolineato da Giorgia Meloni».

Rispetto al 2016 avete 60mila voti e 10 punti percentuali in più, però potrebbe non bastare…
«Noi siamo contenti di essere il primo partito della Capitale anche se non la prima lista. Chapeau a Calenda che ci ha battuti».

La campagna nelle periferie ha pagato? Dove troverete altri voti?
«Il nostro elettorato è in cerca di certezze, non di promesse. Non gli basta sentire che la città è sporca, vuole sapere come la puliremo. Continueremo a offrire soluzioni, che è il motivo per cui abbiamo scelto Michetti».

Anche ai sostenitori di Raggi, da voi sempre criticata, e di Calenda, che proviene dall’area Pd?
«Sappiamo che c’è un elettorato moderato che è andato su Calenda come semi-protesta, così come ci sono i grillini delusi dall’alleanza col Pd».

Michetti è pronto a collaborare sui rifiuti e altro con la Regione che voi tanto avete criticato. C’è margine per dialogare?
«La destra ha il senso delle istituzioni, che sono una cosa diversa da chi le governa e a cui non si fanno sconti. Per il bene della città certe interlocuzioni sono dovute, anche se ho dubbi, vista la controparte, che portino risultati. Tenendo presente, lo dico scherzando ma non troppo, che presto si voterà anche in Regione e magari avremo una doppia giunta di centrodestra».

Rachele Mussolini è la più votata. Siete un partito di nostalgici?
«Rachele è stata un’ottima consigliera comunale. L’analisi da fare, viste tante battaglie sul femminismo, è che ancora una volta nel partito della Meloni arriva prima una donna, che si è guadagnata la posizione lavorando bene con altri candidati. Quanto al nostalgismo, non mi appartiene: sono del 1986, per me il fascismo è un periodo storico».

A proposito di donne giovani, era la sua la candidatura vincente?
«Ringrazio chi ha pensato a me e ne sono onorata. In città mi associano a Giorgia Meloni ma Michetti è un ottimo candidato, capace di prendere voti di coalizione. Ed è in testa».

Lega e Forza Italia, scese al 5% non lo premiano…
«Non commento i dati altrui e sarebbe ingiusto dare a Michetti la responsabilità di questi risultati. La sua lista civica è andata molto bene, tutti possiamo dare di più.

Chi vince?
«Non faccio pronostici, i voti sono abituata a sudarli».

“Il presidente Zingaretti tenta di mettere disperatamente una toppa alle dichiarazioni di Gualtieri, ma la palese verità è che oggi il candidato del Partito Democratico al Campidoglio infligge un duro colpo alla Giunta ‘double face’ del presidente della Regione che pensava così di ergersi a modello nazionale.

Del resto era prevedibile: non puoi attaccare il M5S della Raggi e allo stesso tempo coccolare le amazzoni grilline che siedono nella tua giunta. Insomma, prendendo in prestito proprio il linguaggio dei grillini, potremmo dire che oggi Gualtieri ha mandato un bel ‘vaffa’ al modello Zingaretti”(Adnkronos)