Il lunedì dopo Atreju

19
Set
2013
Il lunedì dopo atreju ė per i volontari il giorno nel riposo, hai fatto talmente tante volte su e giù, per accogliere ospiti controllare stand, cercare persone che hai le piante dei piedi consumate, sei stata così tanto in posizione verticale da scordarti come ci si sdraia, così tante ore sveglia di seguito che hai dimenticato che ogni tanto si dorme. Ma l’anno scorso non ė andata così, avevo ancora i capelli incrostati di polvere e le borse piene di vestiti da svuotare, quando il mio telefono ha ricominciato a suonare, quando ho capito che quel lunedì non sarebbe stato il classico lunedì dopo atreju perché non mi sarei riposata, ma avrei preso la parola nell’aula più attesa e ripresa d’Italia, quella del dopo Fiorito.
Sono passati 10 anni, dal mio primo atreju eravamo all’eur, non so bene come mi ero trovata subito nella macchina organizzativa, per i romani ė una specie di battesimo del fuoco, non sei un vero militante se non hai hai fatto il volontario ad Atreju. Ed ė la meraviglia di questa festa, che tu sia Giorgia Meloni o faccia come me l’anno scorso il consigliere regionale quella settimana sei solo un volontario. Ed ė così che mi sono trovata arrampicata su americane alte svariate metri a fare l’equilibrista per attaccare un fondale, che ho portato così tanti ospiti e tante acque in area vip da confondere le edizioni, che per ogni ora di atreju ci sarebbe un aneddoto da raccontare, come quando con la festa invasa da ragazzine tredicenni per i finley si ė abbattuta una tromba d’aria su di noi e mentre infilavo mani nelle pozze per tirare su le prese ho visto Giorgia volare con un ombrellone nel tentativo di tenerlo fermo. Come quando abbiamo deciso di fare il cosiddetto “packaging” (mi scuseranno i Michelino e i Fabio della situazione per la parola inglese) e ho chiesto ai ragazzi di stampare al volo all’istantanea un quadratino con il nostro zinno (atreju) con dietro una frase perché facesse da biglietto e mi hanno portato una roba della grandezza dei coriandoli ed io..come tali li ho usati tirandoglieli addosso.. Come quando ė venuto il mago Otelma e ci ha mandato al manicomio con le sue richieste, ah e scusate se va sempre chiamato Divino! Per non parlare di quando controllando la seconda area dibattiti mi sono accorta a 3 minuti dall’arrivo di Alfano che in platea c’erano solo 40 sedie e una festa intera si ė trovata a farle diventare 400 in pochi secondi.
Come sarà il lunedì dopo il mio decimo anno di Atreju non lo so, ma so per certo che ogni volontario se nella vita verrà chiamato a rivestire incarichi importanti manterrà dentro di se lo spirito di questa manifestazione, perché questa signori ė la generazione Atreju, la generazione del dono, disinteressata ed appassionata. Cresciuta a pane, sedie, diluvi e caldi insopportabili sotto l’ombra del Colosseo accogliendo ogni fine estate i principali attori della politica e dello spettacolo italiani rimanendo se stessa, pur dettando i temi e modi del nuovo anno.
Scritto per Area foto

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